lunedì 8 febbraio 2016

Relazione tra Muscolo Piriforme, lombalgia, ed infortuni agli arti inferiori ed il training del controllo motorio all'interno di Elite Football Players

Traduzione e Riassunto a cura di CLAUDIO DERIU

Tratto dal seguente articolo





Questo interessante studio analizza le relazioni tra il muscolo piriforme, la lombalgia, gli infortuni agli arti inferiori e gli esercizi di controllo motorio in una squadra professionistica di Rugby

L’importanza del controllo e della stabilità lombopelvica è importantissima per il trasferimento delle forze tra arti inferiori e tronco. Un’insufficienza di questa stabilità può portare ad un eccessivo carico alle articolazioni. Un inadeguato controllo dell’allineamento  lombopelvico può contribuire agli infortuni degli arti inferiori.

Lo studio prende in considerazione l’aumento di dimensione del muscolo piriforme, misurato con risonanza magnetica, durante la stagione agonistica di 46 giocatori professionisti. I soggetti seguivano un programma di allenamento del controllo motorio con due sedute settimanali, di 30minuti l’una per più di 7-8 settimane ( il programma prevedeva rinforzo del trasverso dell'addome e dei muscoli multifidi senza irrigidire il resto della muscolatura, poi il controllo motorio veniva aumentato richiedendo di tenere la contrazione in diverse posture monitorato con l'utilizzo di ecografo, molto lavoro è stato impiegato per la dissociazione tra i movimenti del tronco e dell'anca. E' stata infine  
aggiunta maggior resistenza con l'utilizzo della Theraband).

I giocatori sono stati suddivisi in 3 gruppi, il gruppo 1 e due hanno ricevuto 8 settimane di training, il gruppo 1 ha ricevuto 7 settimane in più di training per vedere l'effetto prolungato. 
Il gruppo 3 ha fatto da gruppo di controllo ricevendo il trattamento solo nelle ultime settimane di campionato.

I giocatori sono stati sottoposti a RMN in tre momenti diversi della stagione, per la misurazione del muscolo piriforme e valutati riguardo alla lombalgia con un colloquio ed un esame fisico.

I risultati dello studio (sebbene la casistica sia piccola) evidenziano
  • la diminuzione di diametro del muscolo in giocatori con lombalgia che non avevano ancora partecipato al programma di esercizi
  • Nei soggetti senza mal di schiena durante la stagione c'è stato un aumento del diametro del muscolo piriforme sia in chi aveva partecipato al programma e sia in chi non lo aveva ancora effettuato
  • un allenamento di controllo motorio della zona lombopelvica ha effetti benefici sulla dimensione del muscolo piriforme sia nei soggetti con e senza mal di schiena
  • i soggetti che hanno avuto un minor accrescimento del muscolo piriforme sono andati incontro ad una maggior probabilità di infortunio durante la stagione

martedì 22 dicembre 2015

La Propriocezione nella Riabilitazione Muscoloscheletrica Parte 1

Tratto da: Proprioception in musculoskeletal rehabilitation. Part 1: Basic science and principles of assessment and clinical interventions
Ulrik Roijezon a, *, Nicholas C. Clark b, Julia Treleaven c
Manual Therapy 20 (2015) 368-377

Articolo assolutamente interessante per chi si occupa di riabilitazione ed in particolar modo di chi si occupa di riabilitazione del controllo motorio.
L'obiettivo di questo primo articolo ( di 2) è quello riassumere le teorie alla base del ruolo della propriocezione nel controllo sensomotorio, le modalità di valutazione, le cause e le manifestazioni della alterata propriocezione nei disordini muscoloscheletrici.
Articolo da leggere con calma e che riassume al suo interno un sacco di informazioni utili in ambito clinico....lettura CALDAMENTE CONSIGLIATA

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lunedì 9 febbraio 2015

Orientamento della scapola durante movimenti planari e tridimensionali dell’arto superiore in soggetti con instabilità anteriore dell’articolazione gleno-omerale

Hung et al. Physiother Res Int. 2014 Mar;19(1):34-43. doi: 10.1002/pri.1558. Epub 2013 Jun 13.


Scapular orientation during planar and three-dimensional upper limb movements in individuals with anterior glenohumeral joint instability.

Approcciandosi al controllo motorio della spalla, spesso risulta fondamentale riuscire a chiarire se la priorità dell’intervento riabilitativo riguardi la scapola oppure l’articolazione gleno-omerale. L’articolo si colloca in quest’ottica, analizzando dal punto di vista meccanico la posizione della scapola in pazienti che presentano un’instabilità anteriore della gleno-omerale. Gli autori si domandano se l’orientamento scapolare, in questo gruppo di pazienti, presenti delle differenze significative rispetto ad un gruppo di controllo di persone sane. Per rispondere al quesito di studio, vengono considerati 2 tipi di movimenti diversi: 1) l’abduzione del braccio sul piano frontale e 2) un movimento funzionale di raggiungimento di un target nello spazio. In entrambi i movimenti considerati sono stati registrati dati inerenti la posizione della scapola sui piani di rotazione superiore/inferiore, tilt anteriore/posteriore, movimento mediale/laterale.
Confrontando il gruppo dei 10 pazienti con quello dei 15 sani, gli autori osservano che non sussistono differenze significative nella posizione della scapola sia a 45°, 90° e 135° di abduzione sia nel movimento funzionale di raggiungimento nello spazio. 
Gli autori concludono quindi suggerendo che l’instabilità anteriore dell’articolazione gleno-omerale abbia un’influenza minima sulla cinematica della scapola durante i movimenti dell’arto superiore in una condizione cronica.

Autore del post: Dott. Francesco Cantarelli: Fisioterapista ed International Accredited Teacher SMARTERehab

mercoledì 28 gennaio 2015

Capacità di Equilibrio e Stabilità Posturale fra pazienti con disordini della spalla dolorosa e controlli sani

Baierle et al. BMC Musculoskeletal Disorders 2013, 14:282 

Balance ability and postural stability among patients with painful shoulder disorders and healthy control

In letteratura In letteratura è ormai noto come pazienti con dolore cronico presentino una serie di disordini ed alterazioni che non si limitano al semplice livello meccanico. Spesso al fisioterapista sono perciò richiesti una chiave interpretativa del paziente, un ragionamento clinico ed  un’ottica di trattamento piuttosto ampi e complessi.In quest’articolo gli autori considerano un gruppo di 40 pazienti con dolore alla spalla (di diversa origine e tipologia) presente da più di 4 mesi e si chiedono se, rispetto ad un gruppo di 40 soggetti sani, sia possibile evidenziare eventuali deficit di equilibrio e stabilità posturale. In particolare viene indagata la possibile relazione tra equilibrio, stabilità posturale e: 1) presenza di dolore alla spalla; 2) intensità del dolore; 3) indice di massa corporea.I risultati delle analisi statistiche effettuate evidenziano una correlazione significativa tra presenza di dolore e deficit sia dell’abilità di equilibrio che della stabilità posturale nei pazienti, mentre non risultano significative le correlazioni tra i parametri di equilibrio e stabilità posturale ed intensità del dolore e indice di massa corporea.Al termine dell’articolo gli autori chiariscono di non poter generalizzare i risultati a tutti i pazienti con spalla dolorosa, ma soltanto a quelli che rispettano i criteri di inclusione dello studio: dolore presente da più di 4 mesi, presenza di diagnosi per una patologia di spalla, intensità del dolore superiore a 7/15 sulla VAS. 
Tra le considerazioni cliniche, tuttavia, è sottolineato come nel sottogruppo di pazienti descritto, sia importante valutare problemi di equilibrio e stabilità posturale. Qualora presenti dei deficit, dovrebbero essere considerare opzioni terapeutiche dirette non soltanto al problema specifico della spalla patologica, ma  anche al controllo e recupero dei disordini di equilibrio e stabilità posturale.

Per scaricare la versione integrale dell'articolo clicca qui

Autore del Post: Dott.Francesco Cantarelli: Fisioterapista ed International Accredited Teacher SMARTERehab

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martedì 13 maggio 2014

Cos'è il Riflesso di Inibizione Articolare

La debolezza muscolare artrogena è quella debolezza che avviene nelle articolazioni traumatizzare o infiammate. La debolezza dei muscoli della coscia ed in particolare il quadricipite è una comune ed importante conseguenza di traumi, chirurgia e artrite al ginocchio. Questa debolezza contribuisce in modo significativo alla disabilità e rende più vulnerabile l’articolazione ad ulteriori danni. Anche in assenza di dolore la patologia articolare il riflesso può inibire il muscolo provocando debolezza ed incapacità di contrazione.
Per comprendere  il comportamento di questo riflesso analizziamo il suo andamento dopo le artrotomie e meniscectomie:
Intensità e durata
Nelle prime 24 h post operatorie l’inibizione è severe (80%) e rimane tra il70% e 80% nei primi 3-4 giorni, tra il 10-15 giorni è ancora presente al 35%-40% nonostante il paziente possa ormai caricare completamente l’arto.
Ruolo del dolore
Si è visto che l’andamento del dolore post operatorio e l’andamento del riflesso di inibizione non vanno di pari passo indicando due origini diverse.  Si è visto che utilizzando dell’anestetico si riesce a inibire gran parte del dolore senza creare alcun cambiamento sulla severità del riflesso di inibizione (Young A, 1983).
Ruolo del gonfiore
In pazienti ed in soggetti in cui si è provocato un gonfiore al ginocchio si è visto che perdevano la capacità di eseguire una contrazione del quadricipite sebbene fossero in assenza di dolore. Nei pazienti post operatori l’aspirazione del gonfiore post meniscectomia riduce la severità dell’inibizione ma non la elimina.
Ruolo delle strutture periarticolari
Si è osservato che stimoli provenienti dalle strutture periarticolari possono causare l’inibizione del quadricipite.  Si è visto in pazienti in cui era stato rimosso un ematoma pre-rotuleo che la presenza di una cicatrice infiammata provocava inibizione al quadricipite ben due anni dopo l’intervento. Attraverso una infiltrazione della cicatrice con dell’anestetico si è sostanzialmente ridotta l’inibizione. Dati sperimentali inoltre hanno osservato una notevole riduzione del riflesso di inibizione nei soggetti operati in artroscopia rispetto a quelli operati in artrotomia (Stokes M, 1984)
Blocco delle afferenze
Si è osservato che l’inibizione del quadricipite è associata a stimoli afferenti provenienti dall’articolazione del ginocchio. Si è osservato che la sezione delle radici posteriori previene l’atrofia provocata dall’artrite (studi effettuati sul gatto). Se in pratica clinica si trovasse un anestetico locale a lunga durata si potrebbe inibire il riflesso potendo raggiungere la massima contrazione nell’esercizio prevenendo l’atrofia.

L’utilizzo in riabilitazione dell’elettrostimolazione transcutanea oltre ad avere un effetto sul dolore può avere un effetto sul riflesso di inibizione.

Bibliografia:

Stokes M, Y. A. (1984). The contribution of reflex inhibition to arthrogenous muscle weakness. Clinical science,67 , 7-14.

Young A, S. M. (1983). The effect of intra-articular bivucaine on quadriceps inhibition after meniscectomy. Medicine and Science in sports and exercise,15 , 154.


giovedì 20 febbraio 2014

Un miglioramento nel controllo motorio della colonna lombare, come risultato di un intervento basato su esercizi specifici, riduce dolore e disabilità

Hannu Luomajoki et al., 2010. Sports Medicine, Rehabilitation, Therapy & Technology 
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Ormai da diversi anni in letteratura si guarda con attenzione all’argomento del controllo motorio. Uno sforzo particolare si sta svolgendo per vedere se è possibile dimostrare non soltanto l’importanza di questo approccio al paziente in generale, ma anche l’efficacia di un intervento basato su tecniche volte a migliorare il modo di muoversi del paziente. E’ in quest’ottica che gli autori dello studio hanno valutato i loro pazienti.


In questo studio prospettico sono stati reclutati 38 pazienti (17 maschi e 21 femmine) con lombalgia non specifica e disturbi del controllo del movimento. L’età media dei partecipanti è stata 45 ± 13 anni, la loro altezza media era 170 ± 8 cm e il loro peso 73 ± 15 kg. Tutti i pazienti sono stati valutati prima e dopo il trattamento rispetto al loro controllo motorio (mediante una batteria di 6 test), al dolore e alla disabilità.
Ciascun partecipante ha ricevuto un trattamento (9 sedute in media) diretto a migliorare controllo motorio della colonna lombare, dolore e disabilità.
I risultati hanno mostrato un miglioramento nel controllo motorio pari al 59% passando da 3,2 a 1,3 test positivi, una riduzione dei sintomi del 41% andando da 5,9 a 3,5 punti nella patient-specific functional pain scores ed un decremento della disabilità del 43% scendendo da 8,9 a 5,1 punti nel Roland and Morris disability questionnaire.


In conclusione questo studio dimostra come un intervento fisioterapico basato su un programma individuale di esercizi possa migliorare il controllo motorio, i sintomi funzionali specifici e la disabilità dei pazienti con lombalgia non specifica, anche se gli autori si augurano di poter confermare questi risultati in futuro attraverso un RCT.

Autore di questo abstract:
Dott. FRANCESCO CANTARELLI - International Teacher SMARTERehab

martedì 18 febbraio 2014

Test di controllo motorio della colonna lombare: valutazione della differenza tra pazienti con dolore lombare e controlli sani

Hannu Luomajoki et al., 2008. BMC Musculoskeletal Disorders 
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In letteratura, in generale, sono state descritte molte differenze tra soggetti con dolore lombare e persone sane. In particolare in questo articolo è presa in considerazione la capacità di controllare il movimento del rachide lombare.
Gli autori si domandano se c’è una differenza reale nel controllo motorio dimostrato dai pazienti rispetto a persone sane. Il quesito diventa estremamente interessante poiché, in caso di risposta affermativa, lascia intuire la possibilità di utilizzare questa come strategia diagnostica per evidenziare eventuali disfunzioni di movimento a carico del paziente.


Gli autori hanno selezionato una batteria di 6 test che hanno utilizzato per valutare il movimento dei soggetti partecipanti allo studio. Questi test sono stati scelti tra quelli di controllo motorio correntemente utilizzati per valutare il movimento della colonna lombare, e che hanno come scopo quello di evidenziare eventuali disfunzioni di movimento della colonna. In totale hanno partecipato allo studio 210 soggetti di cui 108 erano pazienti con dolore lombare non specifico e 102 erano persone senza sintomi lombari che hanno fatto da gruppo di controllo. In particolare è stato osservato quanti di questi 6 test proposti risultavano positivi nei 2 gruppi a confronto.

In media i pazienti con dolore lombare hanno avuto 2,21 (con un intervallo di confidenza al 95% da 1.94 a 2.48) test positivi mentre nel gruppo di controllo la media è stata di 0,75 (con intervallo di confidenza al 95% da 0.55 a 0.95) test risultati positivi. In base alla grandezza dei campioni utilizzati il risultato ottenuto è statisticamente molto significativo. In particolare una differenza significativa è stata evidenziata tra pazienti acuti e cronici (p < 0,01) e tra subacuti e cronici (p < 0,03), ma non tra gruppi di pazienti acuti e subacuti (p > 0,7).


In conclusione questo è il primo studio in letteratura che dimostra una differenza significativa tra pazienti con dolore lombare e soggetti sani nella capacità di controllare attivamente i movimenti del rachide lombare.

Autore della recensione: 
Dott. FRANCESCO CANTARELLI - International Teacher SMARTERehab